Rebecca mi fissò per qualche secondo, come se stesse cercando le parole meno dolorose.
«Luca è venuto a casa mia ieri sera.»
Sentii il rumore delle voci nel cortile allontanarsi, anche se nessuno aveva smesso di parlare. Per un istante esistevano soltanto quella frase e il battito del mio cuore.
«Perché?»
Rebecca abbassò lo sguardo.
«Per chiedermi di non dire nulla.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Non dire nulla su cosa?»
Prima che potesse rispondere, sentii dei passi dietro di noi.
«Lori.»
Era Luca.
Mi voltai lentamente.
Mio marito aveva il volto pallido. Carla era rimasta qualche metro più indietro, ancora con il grande mazzo di fiori stretto tra le mani. Non sorrideva più.
«Non adesso», disse Luca.
Lo guardai incredula.
«Non adesso? La maestra di nostro figlio mi ha appena detto che ieri sera sei andato a casa sua per impedirle di raccontarmi qualcosa.»
«Non è come sembra.»
Rebecca fece un piccolo passo indietro.
«Luca, basta.»
Quelle due parole mi fecero ancora più paura.
Non erano le parole di due persone che si erano incontrate per la prima volta la sera precedente.
Erano le parole di due persone che avevano già avuto quella discussione.
Guardai Rebecca.
«Da quanto tempo conosci mio marito?»
Luca aprì la bocca, ma alzai una mano.
«Non l'ho chiesto a te.»
Rebecca inspirò profondamente.
«Da molto tempo.»
«Quanto?»
«Da quando avevamo diciassette anni.»
Mi voltai verso Luca.
«Diciassette?»
Lui si passò una mano sul viso.
«Lori, possiamo andare a casa e parlarne con calma?»
«No.»
La mia voce uscì più ferma di quanto mi sentissi.
«Voglio sapere perché tua madre ha passato settimane a cercare di impedire che Matteo venisse in questa scuola. Voglio sapere perché ieri sera sei andato a casa della sua insegnante. E voglio sapere perché tutti sembrano conoscere una storia che riguarda mio figlio tranne me.»
A quel punto Carla si avvicinò.
«È colpa mia.»
La guardai.
«Che cosa è colpa tua?»
Carla abbassò gli occhi verso i fiori.
«Avrei dovuto dirtelo anni fa.»
Luca scattò.
«Mamma, no.»
«È già andata troppo oltre», rispose lei.
Rebecca sembrava sul punto di piangere.
Io non capivo più nulla.
Poi Carla porse lentamente il mazzo di fiori a Rebecca.
Fu allora che notai una piccola busta bianca nascosta tra le rose.
Sulla parte anteriore c'era scritto un nome.
Anna.
Rebecca vide che l'avevo notato.
«Chi è Anna?» chiesi.
Nessuno rispose.
Ripetei la domanda.
«Chi è Anna?»
Rebecca chiuse gli occhi per un istante.
Poi disse:
«Mia sorella.»
«E cosa c'entra tua sorella con mio marito?»
Luca fece un passo verso di me.
«Lori, ti prego.»
Mi allontanai.
«Non toccarmi.»
Carla aveva gli occhi lucidi.
«Anna e Luca stavano insieme quando erano ragazzi.»
Rimasi immobile.
Non era piacevole, ma non capivo perché fosse un segreto tanto enorme. Tutti hanno un passato.
«E quindi?»
Carla continuò.
«Anna rimase incinta.»
Il mio respiro si fermò.
Guardai Luca.
Lui non riusciva più a sostenere il mio sguardo.
«Hai un figlio?» sussurrai.
«No», rispose immediatamente.
Rebecca scosse la testa.
«Non è questo.»
«Allora cosa?»
Per la prima volta, Rebecca mi guardò direttamente negli occhi.
«Anna non portò a termine la gravidanza.»
Sentii una fitta di confusione e compassione.
«Mi dispiace. Ma continuo a non capire cosa c'entri Matteo.»
Rebecca strinse le labbra.
«Perché Anna non è morta allora. È morta molti anni dopo.»
Il cortile sembrò improvvisamente troppo luminoso.
«Quando?»
«Sette anni fa.»
Matteo aveva sei anni.
Feci rapidamente il calcolo.
«E perché questa scuola?»
Rebecca guardò l'edificio alle nostre spalle.
«Anna lavorava qui.»
Mi voltai verso Carla.
Finalmente tutto il suo comportamento cominciava ad avere una forma, ma mancava ancora il pezzo centrale.
«Tu non volevi che Matteo venisse qui perché ti ricordava lei?»
Carla scosse lentamente la testa.
«No.»
Poi indicò l'ingresso.
«Non volevo che entrasse qui perché sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe riconosciuto Luca.»
Sentii un brivido lungo la schiena.
«Riconosciuto per cosa?»
Rebecca aprì la borsa e tirò fuori una vecchia fotografia.
Era leggermente piegata agli angoli.
Me la porse.
Nella foto c'erano tre persone davanti allo stesso edificio scolastico.
Una Rebecca molto più giovane.
Una ragazza che le assomigliava incredibilmente.
E Luca.
Ma fu ciò che vidi tra le braccia della ragazza a farmi dimenticare di respirare.
Anna teneva un bambino.
Sul retro della fotografia c'era una data.
Sei anni prima della nascita di Matteo.
«Hai appena detto che la gravidanza non era arrivata a termine», mormorai.
Rebecca annuì.
«Quella gravidanza no.»
Alzai gli occhi verso di lei.
Rebecca continuò:
«Questa fotografia è stata scattata anni dopo.»
Guardai di nuovo il bambino.
«Chi è?»
Luca si sedette lentamente sulla panchina accanto al cancello.
Carla cominciò a piangere.
Rebecca, invece, pronunciò una frase che trasformò completamente la domanda che avevo creduto di dover fare.
«Quel bambino non era figlio di Luca.»
Mi voltai verso di lei.
«Allora perché mi state mostrando questa foto?»
Rebecca indicò qualcosa nell'immagine.
Una piccola catenina al collo del bambino.
Un medaglione rotondo.
Il giorno prima, preparando lo zaino di Matteo, avevo messo al sicuro dentro una tasca proprio lo stesso medaglione.
Era un regalo di Carla.
Gli aveva detto che apparteneva alla famiglia.
Sollevai lentamente lo sguardo.
«Perché Matteo ha la stessa collana?»
Carla si coprì la bocca con una mano.
Luca sussurrò:
«Mamma...»
Ma ormai era troppo tardi.
Carla mi guardò con un dolore che non le avevo mai visto prima.
«Perché quella collana non apparteneva alla nostra famiglia, Lori.»
Fece una pausa.
«Apparteneva ad Anna.»
Mi tremarono le dita intorno alla fotografia.
«Allora perché l'hai data a mio figlio?»
Carla non rispose.
Rebecca sì.
«Perché c'è qualcosa sulla nascita di Matteo che Luca avrebbe dovuto raccontarti sei anni fa.»
In quel momento, dall'ingresso della scuola arrivò una segretaria.
«Signora Conti?»
Mi voltai.
«Sì?»
La donna teneva una cartellina tra le mani.
«Mi scusi se la interrompo. Durante il controllo dei documenti di Matteo abbiamo trovato un'anomalia nel fascicolo consegnato al momento dell'iscrizione.»
Guardai Luca.
Il suo volto cambiò completamente.
«Che tipo di anomalia?» domandai.
La segretaria aprì la cartellina.
«Riguarda il suo certificato di nascita.»
Luca si alzò di scatto.
«Lori, prima che tu lo legga, devo spiegarti una cosa.»
Presi la cartellina dalle mani della donna.
«No, Luca.»
Lo guardai negli occhi.
«Adesso voglio vedere cosa hai cercato di nascondermi.»
Abbassai lo sguardo sulla prima pagina.
E accanto al nome di mio figlio trovai un dettaglio che non avevo mai visto in nessuno dei documenti che Luca mi aveva mostrato.
Un secondo cognome.
Bellini.
Lo stesso cognome scritto sotto il nome di Anna sul retro della fotografia.






