Pensavo fosse la luna di miele perfetta, finché non sentii cosa mio marito stava organizzando
Drama

Pensavo fosse la luna di miele perfetta, finché non sentii cosa mio marito stava organizzando

08/09/2026

La voce di Lucas attraversò la porta con quella dolcezza artificiale che ormai mi faceva rabbrividire.

«Amore, mi senti?»

Il comandante Bellini portò un dito alle labbra, poi indicò il bagno.

Scossi la testa.

Se mi fossi nascosta, Lucas avrebbe capito immediatamente che qualcosa non andava.

«Devo aprire», sussurrai.

Bellini mi fissò per un istante, poi annuì.

«Allora continui a recitare.»

Prese il tablet e la scatola nera, attraversò rapidamente la suite e uscì sul balcone laterale, nascondendosi dietro la parete divisoria che separava la nostra terrazza da quella della cabina accanto.

Io aspettai qualche secondo.

Poi aprii la porta.

Lucas era lì.

Indossava una camicia bianca e pantaloni scuri. Aveva persino portato la giacca che avevo scelto per lui prima della luna di miele.

Sembrava l'uomo perfetto delle nostre fotografie di matrimonio.

«Perché ci hai messo tanto?»

Mi strofinai gli occhi.

«Dormivo.»

Il suo sguardo scese sul mio viso.

Mi studiava.

«Le pillole hanno funzionato?»

«Credo di sì. Mi sento… strana.»

Il sorriso tornò immediatamente.

«È soltanto il mare.»

Entrò senza essere invitato.

Guardò il letto, il bagno, il tavolo.

Poi notò qualcosa.

La scatola nera non c’era più.

Il mio cuore accelerò.

Lucas si avvicinò al punto esatto in cui l’avevo trovata.

«Hai toccato qualcosa qui?»

«Cosa?»

«Niente.»

Mi guardò per qualche secondo.

Poi sorrise di nuovo.

«Vieni. Voglio mostrarti il temporale.»

«Lucas, non credo di riuscire a camminare.»

«Ti aiuto io.»

Mi mise un braccio intorno alla vita.

La stessa mano che poche ore prima aveva promesso ai suoi genitori che mi avrebbe spinta nell’oceano.

Uscii con lui.

Il corridoio era stranamente vuoto.

Mentre avanzavamo, cercai telecamere, membri dell’equipaggio, qualsiasi segnale che Bellini avesse predisposto qualcosa.

Niente.

«Dove sono tutti?» domandai.

«Il comandante ha fatto rientrare l’equipaggio per il maltempo.»

Era una bugia.

E Lucas la pronunciò senza esitazione.

Quando raggiungemmo il ponte superiore, il vento era diventato più forte.

Le nuvole coprivano quasi completamente la luna.

Il mare, sotto di noi, era nero.

Roderick e Gertrude erano vicino alla poppa.

Gertrude mi vide e spalancò le braccia.

«Tesoro! Finalmente!»

Mi abbracciò.

Sentii il suo profumo.

Era lo stesso che aveva indossato al mio matrimonio.

«Sei pallidissima», disse.

«Non mi sento bene.»

«Un po’ d’aria fresca ti farà bene.»

Quella frase mi fece quasi ridere.

Era esattamente ciò che Lucas aveva detto nel loro piano.

Roderick mi porse un bicchiere.

«Champagne?»

«No, grazie.»

Il suo sorriso si irrigidì.

«È la tua luna di miele.»

«Ho nausea.»

Lucas prese il bicchiere dalle mani del padre.

«Non importa. Tra poco starà meglio.»

I tre si scambiarono uno sguardo.

Fu rapidissimo.

Ma lo vidi.

Mi portarono lentamente verso la parte più isolata della poppa.

Ogni passo mi avvicinava alla ringhiera.

Cinque metri.

Quattro.

Tre.

Il vento mi spingeva i capelli sul viso.

Lucas si mise dietro di me.

Sentii entrambe le sue mani appoggiarsi sulle mie spalle.

«Guarda che spettacolo», disse.

Davanti a noi non c’era altro che oscurità.

Poi vidi qualcosa.

Una piccola luce lampeggiò due volte in lontananza.

L’imbarcazione che ci seguiva.

«Lucas…»

«Sì?»

«Posso chiederti una cosa?»

«Certo.»

Mi voltai lentamente.

«Mi hai mai amata?»

Per la prima volta, il suo sorriso scomparve.

Roderick smise di bere.

Gertrude impallidì.

Lucas mi fissò.

«Che domanda è?»

«Una domanda semplice.»

Il silenzio sembrò durare un’eternità.

Poi Lucas fece un piccolo passo verso di me.

«Sei confusa. Sono le medicine.»

«Quelle che mettevi nella mia cena?»

Nessuno parlò.

Il volto di Lucas cambiò completamente.

Non c’era più affetto.

Non c’era più preoccupazione.

Solo calcolo.

«Quanto hai sentito?»

«Abbastanza.»

Gertrude fece un passo indietro.

Roderick imprecò sottovoce.

Lucas, invece, rimase sorprendentemente tranquillo.

«Hai fatto una telefonata?»

Non risposi.

Lui infilò una mano nella tasca.

«Dammi il telefono.»

«No.»

«Non rendere tutto più difficile.»

Roderick guardò verso il mare.

«Lucas, finiamola.»

Quelle parole mi fecero gelare.

Lucas avanzò.

Io arretrai fino a sentire la ringhiera contro la schiena.

«Trecento milioni», dissi. «È davvero questo il prezzo che avete dato alla mia vita?»

Gertrude sbuffò.

«Non fare la vittima. Sei nata con tutto.»

La guardai incredula.

«Quindi questo vi dà il diritto di uccidermi?»

«Basta!» disse Roderick.

Lucas allungò una mano verso di me.

Ma proprio in quel momento tutte le luci del ponte si accesero contemporaneamente.

Una luce bianca potentissima illuminò la poppa.

Lucas si immobilizzò.

Poi dagli altoparlanti della nave arrivò la voce del comandante Bellini.

«Signor Bennett, si allontani immediatamente dalla signora.»

Lucas guardò intorno.

Due porte si aprirono.

Quattro membri della sicurezza uscirono contemporaneamente.

Roderick impallidì.

Gertrude lasciò cadere il bicchiere.

Lucas, invece, mi fissò.

«Sei stata tu.»

Non risposi.

Bellini comparve dalla scala centrale.

«Tutta la conversazione appena avvenuta è stata registrata.»

Lucas rise.

«Registrata? Non avete niente. Stavamo parlando.»

«Non soltanto questa conversazione.»

Il sorriso gli morì sulle labbra.

Bellini sollevò il tablet.

«Abbiamo recuperato le registrazioni audio dal salone inferiore.»

Roderick guardò immediatamente Lucas.

«Avevi detto che non c’erano microfoni.»

«Non ce n’erano.»

Fu allora che Bellini disse qualcosa che sorprese persino me.

«Non erano microfoni della nave.»

Indicò il mio braccialetto.

Abbassai lo sguardo.

Era il braccialetto d’oro che mio padre mi aveva regalato la mattina del matrimonio.

«Suo padre ha fatto installare un dispositivo d’emergenza», spiegò Bellini. «Dopo la sua telefonata, la sicurezza ha attivato la registrazione remota.»

Lucas mi fissò con odio.

Poi, improvvisamente, sorrise.

«Pensate davvero che sia finita?»

Bellini non reagì.

Lucas guardò verso l’oceano.

La piccola imbarcazione che ci seguiva era ormai molto più vicina.

«Tra circa due minuti», disse Lucas, «questa nave perderà ogni comunicazione satellitare.»

Bellini impallidì.

«Che cosa hai fatto?»

Lucas rise.

«Io? Niente.»

Guardò verso la luce sull’acqua.

«Ma mia moglie sì.»

Il mio stomaco si strinse.

«Tua moglie?»

Lucas mi guardò.

«Elena.»

Prima che potessi rispondere, un rumore metallico attraversò la nave.

Le luci tremolarono.

Una volta.

Due volte.

Poi si spensero.

Per qualche secondo rimanemmo completamente al buio.

Si accesero le luci rosse d’emergenza.

Bellini afferrò la radio.

«Plancia, rapporto.»

Soltanto interferenze.

Poi una voce spezzata.

«Comandante… abbiamo perso il sistema principale. Qualcuno sta tentando di accedere al ponte di servizio.»

Bellini ordinò agli uomini di sicurezza di portare Roderick e Gertrude all’interno.

Lucas approfittò della confusione.

Corse verso la scala laterale.

«Fermatelo!»

Due uomini lo inseguirono.

Io rimasi accanto alla ringhiera.

Poi il telefono vibrò nella mia tasca.

Numero sconosciuto.

Aprii il messaggio.

C’era soltanto una fotografia.

Mio padre.

Seduto su una sedia.

Dietro di lui c’era una donna dai capelli scuri.

Elena Rossi.

Sotto la fotografia c’era una frase.

Se vuoi rivedere tuo padre, vieni da sola sul ponte inferiore. Cinque minuti. Nessuna sicurezza.

Sentii il mondo fermarsi.

Mio padre non era a Salt Lake City.

Era molto più vicino.

Mostrai il telefono a Bellini.

Il comandante osservò la fotografia e il suo volto diventò serio.

«Non vada.»

«È mio padre.»

«Potrebbe essere una fotografia vecchia.»

Ingrandii l’immagine.

Sul tavolo accanto a mio padre c’era un giornale.

La data era quella stessa mattina.

Poi notai qualcosa sullo sfondo.

Una finestra circolare.

E attraverso quella finestra si vedevano le luci della nostra nave.

La fotografia era stata scattata sull’imbarcazione che ci stava seguendo.

«È lì», sussurrai.

Bellini prese la radio.

«Prepariamo una squadra.»

Ma arrivò immediatamente un secondo messaggio.

Se vedo anche una sola uniforme, l'accordo salta.

Poi un terzo.

Questa volta era un video di appena quattro secondi.

Mio padre guardava direttamente verso la telecamera.

Non sembrava ferito.

Ma ciò che disse mi confuse completamente.

«Tesoro, non venire.»

Poi qualcuno spostò la telecamera.

Per una frazione di secondo vidi Elena.

E vidi qualcos’altro.

Mio padre non era legato.

Le sue mani erano libere.

Sul tavolo davanti a lui c’erano due bicchieri di vino.

Guardai Bellini.

«Perché non è prigioniero?»

Il comandante non rispose.

In quel momento arrivò un’ultima chiamata.

Questa volta era mio padre.

Risposi immediatamente.

«Papà?»

Silenzio.

Poi la sua voce.

Calma.

Troppo calma.

«Ascoltami attentamente. Non fidarti di nessuno finché non avrai visto i documenti.»

«Quali documenti?»

«Quelli che Lucas ha cercato per tutta la luna di miele.»

«Papà, cosa sta succedendo?»

Lui sospirò.

«I trecento milioni non sono la vera ragione per cui ti ha sposata.»

Mi mancò il respiro.

«Allora perché?»

Prima che potesse rispondere, la comunicazione si interruppe.

Sul ponte tornò il silenzio.

Poi, alle mie spalle, sentii un clic.

Mi voltai.

La porta della suite era aperta.

Sul tavolo, sotto la luce d’emergenza, c’era nuovamente la piccola scatola nera.

Ma questa volta era aperta.

E al suo interno non c’era più il localizzatore.

C’era una chiave.

Sotto la chiave, un biglietto scritto a mano.

Riconobbi immediatamente la grafia.

Era quella di mio padre.

Sul foglio c’erano soltanto sei parole:

“Apri la cassaforte privata di Lucas.”

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