Non riuscivo a staccare gli occhi dalla fotografia.
L’uomo accanto a Elena era più giovane di come lo avevo visto quella mattina, naturalmente. Aveva i capelli più scuri, il viso meno segnato dal tempo, ma non c’era possibilità di errore.
Era lui.
Durante la cerimonia era rimasto nell’ultima fila, quasi nascosto dietro gli altri invitati. Non aveva applaudito quando Riccardo mi aveva preso la mano. Non si era avvicinato durante il ricevimento. Eppure, ogni volta che mi ero voltata nella sua direzione, avevo avuto la strana sensazione che mi stesse osservando.
«Chi è?» chiesi.
Riccardo prese la fotografia.
Appena vide l’uomo, la sua espressione cambiò.
«Dove hai trovato questa foto?»
«Era nella lettera.»
Riccardo si tolse lentamente gli occhiali.
«Si chiama Lorenzo Bianchi.»
«E perché era al matrimonio?»
Questa volta Riccardo impiegò qualche secondo prima di rispondere.
«Perché l’ho invitato io.»
Mi alzai.
«Hai intenzione di continuare a raccontarmi la verità un pezzo alla volta?»
«Non sapevo che Elena lo conoscesse.»
«E tu come lo conosci?»
Riccardo guardò nuovamente la fotografia.
«Lorenzo lavorava per la mia famiglia. Era il giovane assistente di uno dei nostri avvocati. Poi, poco dopo la morte di Elena, sparì.»
Sentii un peso formarsi nello stomaco.
Abbassai gli occhi sulla lettera.
La prima riga era scritta con una grafia elegante ma irregolare.
Alla mia bambina, se un giorno leggerai queste parole, significa che qualcuno è finalmente riuscito a trovarti.
Dovetti fermarmi.
Per tutta la vita avevo creduto che nessuno mi avesse cercata.
Quella frase distruggeva in pochi secondi una convinzione che mi portavo dentro dall’infanzia.
Continuai.
Elena raccontava di aver scoperto, durante la gravidanza, che qualcuno stava modificando documenti relativi al patrimonio della famiglia. All’inizio aveva pensato si trattasse semplicemente di affari.
Poi aveva trovato un documento che riguardava proprio la figlia che portava in grembo.
Me.
Secondo quel documento, se fosse accaduto qualcosa a Elena, la bambina sarebbe stata dichiarata morta insieme a lei.
Sentii le mani diventare fredde.
«Era stato pianificato prima ancora che nascessi.»
Riccardo non disse nulla.
Continuai a leggere.
Elena aveva avuto paura.
Non di suo padre.
Non di Lorenzo.
Ma di suo fratello maggiore, Alberto.
Il padre di Violet.
La lettera raccontava che Alberto aveva enormi debiti nascosti. Investimenti falliti, prestiti privati e denaro sottratto dalle società familiari.
Se Elena fosse rimasta l’erede principale, prima o poi avrebbe scoperto tutto.
Se invece Elena e sua figlia fossero scomparse dalla linea ereditaria, Alberto avrebbe ottenuto il controllo quasi totale dell’impero familiare.
Poi arrivai a una frase sottolineata due volte.
Se mi succede qualcosa, non credere che tuo zio abbia agito da solo.
Alzai lo sguardo.
«C’è qualcun altro.»
Riccardo si irrigidì.
Continuai.
Ma il nome non c’era.
La pagina successiva era stata strappata.
«Manca qualcosa.»
Riccardo prese le pagine.
«Sei sicura?»
Gli mostrai la numerazione.
Pagina uno.
Pagina due.
Pagina quattro.
La terza era scomparsa.
Qualcuno aveva aperto quella busta prima di noi.
Il silenzio diventò improvvisamente pesante.
Poi sentimmo un rumore al piano inferiore.
Una porta.
Riccardo alzò immediatamente la testa.
«Aspettavi qualcuno?»
«No.»
Un altro rumore.
Passi.
Qualcuno stava salendo le scale.
Riccardo chiuse rapidamente i documenti nella cassaforte, mentre io stringevo la fotografia e le lettere contro il petto.
La maniglia della camera si abbassò.
Poi sentimmo una voce dall’altra parte.
«Nonno?»
Rimasi immobile.
Conoscevo quella voce.
Violet.
Riccardo aprì la porta.
Lei era lì.
Ancora con il vestito color champagne indossato durante il matrimonio. Aveva gli occhi rossi e il trucco leggermente sbavato.
Appena mi vide, il suo volto si irrigidì.
Poi notò la fotografia tra le mie mani.
«L’hai aperta.»
Non era una domanda.
«Tu sapevi della lettera?»
Violet entrò e chiuse la porta.
«Sapevo che esisteva.»
«Quanto sai di mia madre?»
«Più di quanto avrei voluto.»
Sentii la rabbia salire.
«E mi hai lasciata vivere per anni senza sapere nulla? Eravamo migliori amiche.»
Violet abbassò gli occhi.
«Proprio per questo.»
«Non capisco.»
«Mio padre mi aveva fatto promettere di non dirti niente.»
Riccardo intervenne.
«Alberto ti aveva parlato di lei?»
Violet annuì lentamente.
«Tre anni fa.»
Poi tirò fuori il telefono.
«Ma non mi disse che era mia cugina. Mi disse che lei stava cercando di entrare nella nostra famiglia per arrivare ai soldi.»
Mi guardò.
«Mi mostrò documenti. Estratti conto. Messaggi. Sembrava tutto vero.»
«Non ho mai visto quei documenti.»
«Adesso lo so.»
Quelle tre parole cambiarono completamente il tono della stanza.
«Come fai a saperlo?»
Violet sbloccò il telefono e aprì una fotografia.
Era l’immagine di una scrivania.
Sopra c’erano diversi documenti e una cartella marrone.
«Stamattina sono entrata nello studio di mio padre.»
Allargò l’immagine.
Su uno dei fogli appariva il mio nome.
Sotto c’era una firma.
La mia.
«Quella non è la mia firma.»
«Lo so.»
Violet scorse alla fotografia successiva.
Era una ricevuta bancaria che indicava un trasferimento di 480.000 euro a mio nome.
«Non ho mai avuto quei soldi.»
«Nemmeno questo conto esiste davvero.»
Riccardo prese il telefono.
«Come lo sai?»
«Perché ho chiamato la banca.»
Violet inspirò profondamente.
«Papà ha costruito una storia falsa intorno a lei. Voleva far credere che avesse pianificato tutto.»
La guardai.
«Allora perché sei venuta qui?»
Violet esitò.
Poi pronunciò la frase che non mi aspettavo.
«Perché mio padre è sparito.»
Riccardo impallidì.
«Quando?»
«Subito dopo il matrimonio.»
Alberto aveva lasciato il ricevimento senza salutare nessuno.
Il suo telefono risultava spento.
La sua auto era stata ritrovata nel parcheggio di un piccolo aeroporto privato a circa quaranta chilometri dalla villa.
Ma non risultava su nessun volo.
«C’è dell’altro», disse Violet.
Mi mostrò un messaggio ricevuto meno di venti minuti prima.
Il mittente era suo padre.
Se vuoi sapere cosa è successo davvero a Elena, chiedi a Riccardo perché Lorenzo Bianchi era al matrimonio.
Guardai immediatamente Riccardo.
Lui fissava lo schermo.
«Nonno?» disse Violet.
Riccardo si sedette lentamente.
Sembrava improvvisamente molto più vecchio.
«Lorenzo mi contattò sei mesi fa.»
«Perché?»
«Disse di avere informazioni su Elena.»
«Quali informazioni?»
Riccardo chiuse gli occhi per un istante.
«Disse che Elena non era morta nell’incidente.»
Il mondo sembrò fermarsi.
«Cosa hai detto?»
«Secondo Lorenzo, l’incidente fu inscenato.»
Mi avvicinai.
«Mia madre è viva?»
«Non lo so.»
«Da sei mesi sai che potrebbe esserlo e non me l’hai detto?»
«Lorenzo non aveva prove.»
«E oggi era qui.»
Riccardo annuì.
«Aveva promesso di consegnarmele dopo la cerimonia.»
«Dov’è adesso?»
Nessuno rispose.
Poi il telefono di Violet vibrò.
Un nuovo messaggio.
Numero sconosciuto.
Violet lo aprì.
C’era una fotografia.
Una donna dai capelli ormai completamente grigi sedeva accanto a una finestra, con un giornale appoggiato sulle ginocchia.
Non riuscivo a vedere bene il suo volto.
Ma sul tavolo accanto a lei c’era una fotografia.
La stessa fotografia che tenevo tra le mani.
Elena e Lorenzo.
Sotto l’immagine c’era un messaggio.
Se volete conoscere la verità, domani alle 10:00. Solo lei deve venire.
Seguiva un indirizzo.
Riccardo lo riconobbe immediatamente.
«No.»
«Che posto è?»
«Una vecchia casa sul lago che apparteneva a Elena.»
Guardai nuovamente la donna nella fotografia.
Ingrandii il suo volto.
E sentii qualcosa spezzarsi dentro di me.
Non potevo sapere con certezza chi fosse.
Ma quegli occhi...
Erano identici ai miei.
Poi arrivò un secondo messaggio.
Questa volta c’erano soltanto sette parole:
Tua madre ti aspetta da ventotto anni.






