Il nome pronunciato da Riccardo sembrò svuotare improvvisamente la cabina di ogni suono.
«Elena Ferri.»
Carolina lo fissò.
«L’assistente di volo?»
Riccardo annuì lentamente.
Era stata Elena a fermarsi accanto al posto 12A. Era stata lei a pronunciare il cognome di Carolina prima che Carolina avesse detto chi fosse. Ed era stata ancora Elena a prendere Sofia tra le braccia quando Carolina era entrata nella cabina di pilotaggio.
Carolina raggiunse immediatamente la porta.
«Aprila.»
Lorenzo la fermò.
«Aspetta. Se Elena è coinvolta, non sappiamo cosa stia succedendo là fuori.»
Carolina lo guardò con una freddezza che lui ricordava bene.
«Mia figlia è là fuori.»
Lorenzo non provò a fermarla una seconda volta.
Quando la porta si aprì, Carolina uscì rapidamente.
Guardò verso i sedili anteriori.
Il posto dove aveva lasciato Sofia era vuoto.
Anche Elena era scomparsa.
«Sofia?»
Nessuna risposta.
Il cuore di Carolina accelerò.
Un’altra assistente di volo, Giulia, si avvicinò confusa.
«Signora Moretti?»
«Dov’è mia figlia?»
«Con Elena. Ha detto che lei aveva chiesto di portarla nell’area di servizio perché si era svegliata e la stava cercando.»
Carolina chiuse gli occhi per un istante.
«Non ho chiesto niente del genere.»
Il volto di Giulia impallidì.
Riccardo uscì dalla cabina.
«Dove può averla portata?»
«Il galley anteriore, oppure quello centrale.»
Carolina si mosse immediatamente.
Ma dopo pochi passi sentì una vocina provenire da dietro una tenda.
«Mamma?»
Si voltò.
Sofia apparve stringendo il suo coniglietto.
Carolina corse da lei e la strinse così forte che la bambina protestò con una piccola risata.
«Mamma, mi schiacci.»
Carolina le baciò i capelli.
«Dov’è la signora che era con te?»
Sofia indicò il galley.
«Mi ha detto di aspettare qui. Poi è andata via.»
«Ti ha chiesto qualcosa?»
La bambina ci pensò.
«Mi ha chiesto del coniglietto.»
Carolina e Riccardo si scambiarono uno sguardo.
«Che cosa ti ha chiesto?»
«Se dentro c’era ancora il foglietto.»
Carolina sentì il sangue gelarsi.
Elena sapeva del messaggio.
Ma prima che potesse dire altro, Giulia indicò il fondo della cabina.
«Eccola.»
Elena stava tornando verso di loro.
Non correva.
Non sembrava agitata.
Quando vide Carolina abbracciare Sofia, si fermò.
«Posso spiegare.»
Carolina mise Sofia dietro di sé.
«Comincia.»
Elena guardò Riccardo.
«Non sono io la persona che state cercando.»
«Allora perché sapevi del biglietto?» domandò Carolina.
Elena abbassò la voce.
«Perché sono stata io a mettere il coniglietto nella scatola.»
Carolina rimase immobile.
Riccardo sembrava altrettanto sorpreso.
«Tu?»
«Il regalo doveva arrivare a Carolina senza collegamenti con te. Mi hai chiesto aiuto sei mesi fa, ricordi?»
Riccardo annuì lentamente.
Carolina lo guardò furiosa.
«Un altro dettaglio che avevi dimenticato di raccontarmi.»
«Non sapevo che Elena fosse su questo volo.»
Elena intervenne.
«Perché non avrei dovuto esserci. Ho scambiato il turno ieri.»
Quella frase cambiò tutto.
Carolina la fissò.
«Perché?»
«Ho ricevuto un messaggio anonimo.»
Elena estrasse il telefono.
Sul display c’era una sola frase ricevuta la sera precedente:
SE VUOI CHE LA VERITÀ SU R17 VENGA FUORI, PRENDI IL VOLO DI DOMANI.
Riccardo prese il telefono.
«Quindi qualcuno ha organizzato tutto.»
Carolina scosse lentamente la testa.
«No. Qualcuno ha riunito tutti noi.»
Riccardo.
Lorenzo.
Elena.
Carolina.
Quattro persone collegate, in modi diversi, a un segreto vecchio di dodici anni.
Non poteva essere casuale.
«Chi manca?» domandò Carolina.
Nessuno rispose.
Poi Sofia tirò delicatamente la manica della madre.
«Mamma?»
«Dimmi, tesoro.»
«Prima ho visto l’uomo della fotografia.»
Carolina si irrigidì.
«Quale fotografia?»
Sofia indicò il coniglietto.
«Quella che tieni nella scatola a casa.»
Carolina capì immediatamente.
Nella scatola con il suo vecchio cinturino c’erano fotografie della sua carriera militare.
Una mostrava Carolina e Riccardo accanto ai loro aerei.
Dietro di loro c’erano diversi ufficiali.
Tra questi, il colonnello Vittorio De Santis.
Carolina si inginocchiò.
«Dove hai visto quell’uomo?»
Sofia indicò lentamente verso la parte posteriore dell’aereo.
«Era seduto laggiù. Mi guardava.»
Riccardo impallidì.
«De Santis dovrebbe avere quasi settant’anni.»
«Sofia», disse Carolina, «sei sicura che fosse lui?»
La bambina annuì.
«Aveva gli stessi occhi. Però adesso ha i capelli bianchi.»
Carolina si alzò.
Lorenzo comunicò immediatamente con il personale di cabina e chiese un controllo discreto della lista passeggeri.
Pochi minuti dopo arrivò la risposta.
Nessun Vittorio De Santis risultava a bordo.
Ma Carolina sapeva che un uomo capace di nascondere per dodici anni un rapporto militare non avrebbe probabilmente viaggiato con il proprio nome.
Riccardo aprì sul telefono una vecchia fotografia.
La mostrò a Giulia.
«Ha visto quest’uomo?»
L’assistente osservò attentamente.
Poi indicò le ultime file.
«Forse. C’è un passeggero molto simile al posto 41C.»
Carolina sentì qualcosa cambiare dentro di sé.
Per dodici anni era fuggita da quella notte.
Adesso il passato si trovava a meno di trenta metri da lei.
«Resto con Sofia», disse Elena.
Carolina esitò.
Poi guardò Giulia.
«Restate entrambe con lei.»
Questa volta non avrebbe affidato sua figlia a una sola persona.
Carolina e Riccardo avanzarono lentamente lungo il corridoio.
Fila 35.
Fila 36.
Fila 37.
I passeggeri non capivano cosa stesse accadendo. Alcuni dormivano ancora. Altri osservavano con curiosità.
Fila 39.
Carolina sentiva il proprio battito diventare più forte.
Fila 40.
Poi arrivarono alla 41.
Il posto 41C era vuoto.
Sul sedile c’era soltanto un cappotto grigio.
Riccardo guardò intorno.
«Dov’è andato?»
Una donna seduta al 41B si tolse le cuffie.
«L’uomo che era qui?»
«Sì.»
«Si è alzato qualche minuto fa.»
«Dove è andato?»
La donna indicò verso la parte anteriore dell’aereo.
Carolina e Riccardo si voltarono contemporaneamente.
In quel momento gli altoparlanti della cabina si accesero.
Ma la voce che uscì non apparteneva né a Lorenzo né a un membro dell’equipaggio.
Era quella di un uomo anziano.
Calma.
Profonda.
«Carolina Moretti.»
Carolina si bloccò.
«Dodici anni fa ti dissero che avevi commesso un errore.»
Tutta la cabina diventò silenziosa.
«Riccardo ti ha mostrato il rapporto originale. Ma nemmeno lui conosce tutta la storia.»
Riccardo guardò Carolina.
La voce continuò.
«Se vuoi finalmente sapere perché quella missione fu modificata… e perché proprio tu venisti scelta per pilotarla… guarda dentro la busta.»
Carolina abbassò gli occhi.
Aveva ancora con sé i documenti consegnati da Riccardo.
Aprì nuovamente la busta.
La capovolse.
Qualcosa che era rimasto nascosto nella doppia fodera cadde sul pavimento.
Una fotografia.
Carolina la raccolse.
Era stata scattata dodici anni prima.
Mostrava alcuni ufficiali riuniti davanti a un hangar.
Carolina riconobbe De Santis.
Riconobbe Riccardo.
Riconobbe se stessa.
Ma c’era anche un’altra persona.
Una donna.
Carolina avvicinò la fotografia al viso.
Sul retro era scritto un nome.
Quando lo lesse, le mani cominciarono a tremare.
Perché conosceva quel cognome da tutta la vita.
La donna nella fotografia non era una sconosciuta.
Era sua madre.
E secondo tutto ciò che Carolina aveva sempre saputo, sua madre non aveva mai avuto nulla a che fare con l’aviazione militare.






