Carolina rimase immobile davanti al pannello di controllo, mentre quelle parole continuavano a rimbombarle nella testa.
«Qualcuno sapeva che saresti salita.»
Per alcuni secondi sentì soltanto il ronzio costante degli strumenti e il respiro affannoso del comandante. L’uomo davanti a lei era Lorenzo Bianchi, un volto che apparteneva a una vita che Carolina aveva cercato di cancellare.
Dodici anni prima, Lorenzo era stato ufficiale di collegamento durante l’ultima missione militare di Carolina. Era anche una delle pochissime persone a conoscere tutta la verità su ciò che era accaduto quella notte.
«Spiegami tutto», disse Carolina.
Lorenzo indicò il display centrale.
«Circa venticinque minuti fa abbiamo ricevuto un’anomalia nel sistema di navigazione. All’inizio sembrava un normale guasto. Poi sono comparsi dati che non provenivano dai nostri sistemi.»
Carolina si avvicinò.
Sul monitor lampeggiava una breve sequenza alfanumerica.
Il suo volto cambiò.
Conosceva quella sequenza.
Era un vecchio codice operativo utilizzato durante alcune esercitazioni militari a cui aveva partecipato anni prima.
«Questo codice non dovrebbe più esistere.»
«Lo so.»
«E perché avete chiesto specificamente un pilota militare?»
Lorenzo la guardò.
«Perché pochi secondi dopo è comparso un secondo messaggio.»
Premette un comando.
Sul display apparvero quattro parole.
C. MORETTI — POSTO 12A.
Carolina sentì lo stomaco stringersi.
Non era una coincidenza.
Qualcuno non sapeva soltanto che si trovava sull’aereo.
Conosceva persino il suo posto.
«Chi ha accesso al manifesto dei passeggeri?»
«La compagnia, il personale autorizzato dell’aeroporto e l’equipaggio. Stiamo cercando di capire se il messaggio sia stato inserito prima della partenza.»
Carolina guardò immediatamente verso la porta della cabina.
«Sofia.»
«Tua figlia è al sicuro», disse Lorenzo. «Due assistenti sono con lei.»
Carolina si voltò di scatto.
«Se qualcuno conosce il mio nome, il mio passato e il posto in cui ero seduta, non puoi promettermi che sia al sicuro.»
Lorenzo non rispose.
Quella esitazione le bastò.
Carolina si avvicinò nuovamente al display e osservò con attenzione la sequenza. C’era qualcosa che non tornava. Il codice non era completo.
Mancavano tre caratteri.
E improvvisamente ricordò.
Durante la sua ultima missione, il suo copilota utilizzava sempre quegli stessi tre caratteri come firma informale nelle simulazioni.
R17.
Carolina impallidì.
Lorenzo se ne accorse.
«Che cosa c’è?»
«Mostrami il registro completo.»
«Carolina…»
«Adesso.»
Lorenzo aprì il registro.
Carolina scorse rapidamente le righe fino a trovare il primo messaggio ricevuto.
E alla fine della sequenza vide esattamente ciò che temeva.
R17.
Fece un passo indietro.
Per dodici anni aveva creduto che quella sigla appartenesse a un uomo morto.
Riccardo Serra.
Il pilota che aveva volato accanto a lei durante la missione che aveva distrutto la sua carriera.
L’uomo che Carolina non era riuscita a riportare a casa.
«È impossibile», mormorò.
Lorenzo abbassò lo sguardo.
Ed era proprio quella reazione a terrorizzarla più di qualsiasi allarme.
Carolina lo fissò.
«Tu sai qualcosa.»
«Non qui.»
«Lorenzo, ci sono quasi trecento persone su questo aereo. Mia figlia è là fuori. Se sai qualcosa, me lo dici adesso.»
L’uomo inspirò profondamente.
«Riccardo non morì quella notte nel modo in cui ti dissero.»
Carolina sentì il mondo fermarsi.
Per dodici anni aveva vissuto con il ricordo di quella missione. Per dodici anni si era svegliata chiedendosi se avrebbe potuto prendere una decisione diversa. Era stata proprio quella colpa a spingerla ad abbandonare il volo.
«Che cosa significa?»
Prima che Lorenzo potesse rispondere, un segnale acustico interruppe la conversazione.
Sul display apparve un nuovo messaggio.
Questa volta non era un codice.
Era una frase.
NON È STATA COLPA TUA.
Carolina fissò lo schermo senza riuscire a respirare.
Poi comparve una seconda riga.
CHIEDI A LORENZO DEL RAPPORTO ORIGINALE.
Carolina si voltò lentamente.
Lorenzo era diventato pallido.
«Quale rapporto?»
Lui rimase in silenzio.
«Quale rapporto, Lorenzo?»
Finalmente l'uomo si sedette.
«Quello che non ti hanno mai permesso di leggere.»
Carolina sentì una rabbia fredda sostituire lo shock.
«Per dodici anni ho creduto di aver causato la morte di un uomo.»
«Lo so.»
«Ho lasciato la mia carriera. Ho rifiutato incarichi. Ho passato anni pensando che una mia decisione avesse distrutto una famiglia.»
Lorenzo chiuse gli occhi.
«Ed è esattamente ciò che qualcuno voleva che tu credessi.»
Carolina stava per chiedergli chi, quando qualcuno bussò violentemente alla porta della cabina.
Una volta.
Poi ancora.
«Comandante!»
Era l'assistente di volo.
Lorenzo aprì la comunicazione interna.
«Che succede?»
La voce della donna tremava.
«È la bambina della signora Moretti.»
Carolina sentì il cuore precipitarle nel petto.
«Sofia? Che cosa è successo?»
Ci fu un breve silenzio.
Poi arrivò la risposta.
«Si è svegliata e ha trovato qualcosa dentro il suo coniglietto.»
Carolina corse fuori dalla cabina.
Sofia era seduta sul sedile anteriore, circondata da due assistenti di volo. Non stava piangendo. Stringeva semplicemente il suo peluche contro il petto.
«Mamma.»
Carolina si inginocchiò immediatamente davanti a lei.
«Sto qui, amore.»
Sofia le mostrò una piccola apertura nella cucitura posteriore del coniglietto.
«C'era questo dentro.»
Tra le sue dita c'era un minuscolo pezzo di carta piegato.
Carolina lo prese.
Le mani cominciarono a tremarle prima ancora di aprirlo.
Sul foglio c'erano soltanto poche parole scritte a mano:
Carolina, se stai leggendo questo, finalmente sei abbastanza vicina alla verità. Non fidarti del rapporto ufficiale. Riccardo.
Carolina rimase senza parole.
Quel coniglietto era stato regalato a Sofia tre giorni prima della partenza.
Da uno sconosciuto?
No.
Carolina improvvisamente ricordò.
Era arrivato per posta, dentro una scatola senza mittente. Aveva pensato fosse un regalo inviato in anticipo da uno dei parenti italiani di Sofia.
Ora capiva quanto si fosse sbagliata.
Sollevò lentamente lo sguardo verso Lorenzo.
«Se Riccardo è davvero vivo», disse, «voglio sapere dove si trova.»
Lorenzo osservò il biglietto.
Poi pronunciò una frase che Carolina non avrebbe mai immaginato di sentire.
«Non devi chiederti dove si trova.»
Carolina corrugò la fronte.
Lorenzo guardò verso le file di passeggeri alle loro spalle.
«Devi chiederti se è già su questo aereo.»
E in quel preciso momento, dall'ultima parte della cabina, un uomo si alzò lentamente dal proprio sedile.
Carolina non riusciva ancora a distinguerne il volto.
Ma vide qualcosa al suo polso.
Un vecchio cinturino da aviatore con una piccola incisione metallica.
R17.
Il respiro le si fermò.
L'uomo sollevò gli occhi.
E cominciò a camminare verso di lei.






